ZFCA no tax area per imprese

Sulla riduzione per tutti pesa il nodo-Iva
SI CHIAMERÀ ZFCA
Terremoto, Amatrice istituisce propria zona franca. Il sindaco: «Sarà no tax area per imprese»

di Gianni Trovati [ilsole24ore.com]
 


 

«Non è una provocazione, lo dico subito, la Zona Franca della Contea di Amatrice è solo il nome di fantasia scelto per il Regolamento con il quale si andrà a dare una certezza alle microimprese del mio territorio. Quella di poter usufruire di una sorta di no tax area». Lo dice in una nota il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, annunciando la creazione della “Zona Franca della Contea di
Amatrice” con un atto della giunta.

Contributi per microimprese e professionisti

Si chiamerà “ZFCA”, acronimo di Zona Franca della Contea di Amatrice, il regolamento del Comune di Amatrice «per la concessione di un contributo comunale sui versamenti fiscali, contributivi e previdenziali delle microimprese e dei liberi professionisti che, alla data del 24 agosto 2016, e al momento di presentazione dell’istanza, svolgevano la propria attività all’interno del territorio comunale di Amatrice». La delibera approvata oggi dal comune reatino colpito dal sisma della scorsa estate fissa gli indirizzi per la stesura del regolamento che entro poche settimane sarà portato in approvazione al Consiglio comunale di Amatrice. «La misura – spiega in una nota nota il sindaco Sergio Pirozzi – nasce per contrastare i fenomeni di spopolamento conseguenti agli eventi sismici che hanno colpito il Comune di Amatrice, e servirà a favorire la ricostituzione del tessuto economico e sociale».

Pirozzi: «Sostenere economia è questione irrinunciabile»

«Sostenere l’economia di Amatrice – aggiunge il sindaco – è per me una questione irrinunciabile. Diversamente, ci troveremmo ad affrontare un graduale spopolamento di quest’area e renderebbe inutile ricostruire anche le case, le scuole, gli uffici e le chiese». La misura di sostegno, di cui microimprese e liberi professionisti di Amatrice potranno beneficiare per almeno 3 anni, rispetterà le norme europee in merito ai contributi “de minimis”, ovvero quelli considerati dalla Ue di piccola entità, «tali dunque da non incidere sulla concorrenza in modo significativo».